Field visit del 19 maggio 2026 nell’ambito del percorso formativo sulle politiche locali del cibo — Regione Piemonte, Università degli Studi di Torino, Qufooma
Le filiere agroalimentari locali in Piemonte sono al centro di un percorso formativo avviato da Regione Piemonte e Università degli Studi di Torino, assieme a Qufooma e rivolto a funzionari e amministratori locali dei Distretti del cibo piemontesi. Dopo il primo incontro in aula del 6 maggio 2026, dedicato alla ristorazione collettiva, il 19 maggio il percorso è proseguito con una giornata di field visit su due realtà del territorio: il mercato ortofrutticolo del Roero e l’ospedale di Verduno.
Le due tappe hanno offerto prospettive complementari su una stessa questione di fondo: come costruire connessioni efficaci e durature tra produzione agricola locale e domanda pubblica organizzata, valorizzando le filiere agroalimentari locali attraverso strumenti amministrativi e progettuali adeguati.
Il mercato ortofrutticolo del Roero: aggregazione, logistica e innovazione nelle filiere locali
Il mercato ortofrutticolo del Roero è un punto di riferimento per la commercializzazione dei prodotti delle filiere agroalimentari locali piemontesi, in un territorio caratterizzato da aziende familiari di dimensioni medio-piccole, con produzioni diversificate e un’offerta orientata prevalentemente al canale Horeca. Una delle sfide strutturali di questo contesto è la frammentazione: nessun prodotto locale gode oggi di un riconoscimento di mercato paragonabile a marchi consolidati come Melinda o le Pesche Saluzzesi, il che rende difficile sostenere la valorizzazione della singola azienda al di fuori di una logica di sistema.
Il mercato opera come aggregatore e hub logistico, con un ruolo cruciale nel raccogliere, coordinare e distribuire la produzione del territorio. Questo ruolo è destinato a rafforzarsi grazie a un investimento di 10 milioni di euro proveniente dal PNRR, che consentirà di potenziare le infrastrutture logistiche e di avviare strumenti digitali avanzati per la gestione dei flussi commerciali.
Tra le prospettive in fase di sviluppo vi è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analizzare lo storico di prezzi e quantità e fornire indicazioni predittive ai produttori, con l’obiettivo di ottimizzare le decisioni produttive e ridurre le inefficienze di mercato. A questo si affianca un lavoro di analisi ambientale condotto in collaborazione con la Facoltà di Agraria, orientato a rafforzare la sostenibilità delle filiere locali.
La visita ha messo in luce come la sfida della ristorazione collettiva non riguardi solo la domanda pubblica, ma anche la capacità del lato dell’offerta di strutturarsi adeguatamente: rispondere a bandi pubblici con continuità, garantire volumi e standard qualitativi costanti.

L’ospedale di Verduno e il progetto ABCbi: filiere agroalimentari locali nella ristorazione ospedaliera
La seconda tappa ha portato i partecipanti all’ospedale di Verduno, inaugurato nel 2020 e sede del progetto ABCbi — un percorso strutturato di trasformazione della ristorazione ospedaliera che ha coinvolto, negli ultimi anni, la cucina interna, il personale sanitario e amministrativo, i fornitori locali e la direzione aziendale.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che il cibo in ospedale non è un servizio accessorio, ma un elemento che incide direttamente sugli esiti clinici dei pazienti e sul benessere dei dipendenti. Con oltre 1.000 pasti al giorno, l’ospedale di Verduno rappresenta un caso concreto di come la ristorazione collettiva pubblica possa essere ripensata integrando criteri nutrizionali, ambientali e territoriali, con un ancoraggio esplicito alle filiere agroalimentari locali piemontesi.
Sul fronte dei capitolati pubblici, ABCbi ha sviluppato un approccio progressivo: lotti sempre più piccoli per favorire la partecipazione dei produttori locali, criteri migliorativi fondati su evidenze scientifiche e normative (tra cui i CAM — Criteri Ambientali Minimi), e una distinzione tra filiera corta e chilometro zero che tiene conto delle stagionalità reali del territorio. Attualmente sono attive 14 gare, con lotti dedicati a prodotti lattiero-caseari locali, frutta fresca e carni di razza piemontese.
La sfida tecnica e amministrativa è significativa: introdurre criteri migliorativi in bandi pubblici richiede competenze giuridiche specifiche e una giustificazione rigorosa delle scelte, in un contesto in cui qualsiasi incremento di costo è soggetto a scrutinio da parte degli organi di controllo. La collaborazione con figure specializzate nella redazione dei capitolati si è rivelata determinante per rendere operative le ambizioni di territorialità del progetto.
Altrettanto rilevante è la dimensione formativa: il personale di cucina, gli infermieri, i coordinatori di reparto e la direzione aziendale sono stati coinvolti in percorsi di alfabetizzazione nutrizionale e aggiornamento professionale, con l’obiettivo di costruire una cultura condivisa attorno al tema dell’alimentazione e del rapporto con le filiere locali.

Filiere agroalimentari locali e domanda pubblica: una sfida di sistema
Le due visite hanno restituito ai partecipanti un quadro coerente delle difficoltà e delle opportunità che caratterizzano il raccordo tra produzione locale e ristorazione collettiva pubblica in Piemonte. Da un lato, produttori che necessitano di aggregazione, visibilità e strumenti per rispondere a una domanda organizzata. Dall’altro, enti pubblici che devono navigare vincoli normativi complessi per introdurre criteri di qualità territoriale nei propri acquisti.
Rafforzare le filiere agroalimentari locali piemontesi richiede un lavoro simultaneo su entrambi i fronti: strutturare l’offerta agricola in forme aggregative capaci di rispondere alla domanda pubblica, e dotare gli amministratori locali degli strumenti necessari per tradurre questa ambizione in capitolati efficaci e conformi alla normativa.
Il percorso formativo che proseguirà fino a luglio — con sessioni su consumo e commercio alimentare e politiche locali del cibo — intende fornire ai funzionari e agli amministratori dei Distretti del cibo piemontesi esattamente questi strumenti, contribuendo alla costruzione di sistemi agroalimentari locali più equi, sostenibili ed efficaci.