Biodiversità e filiere di montagna: la field visit in Valle Po

Field visit del 15 luglio 2026 nell’ambito del percorso formativo sulle politiche locali del cibo — Regione Piemonte, Università degli Studi di Torino, Qufooma

Dopo le tappe di Torino, del Roero e di Verduno, il percorso formativo dedicato alle politiche locali del cibo ha fatto tappa in Valle Po, tra Paesana e Rifreddo (CN), per una giornata di visita dedicata al legame tra biodiversità di montagna e filiere agroalimentari locali.

Biodiversità e politiche del cibo: il progetto del GAL Tradizioni delle Terre Occitane

Ad aprire la giornata è stato l’intervento di Mariolina Pianezzola, direttrice del GAL Tradizione delle Terre Occitane, ha presentato due iniziative del GAL sulla biodiversità agroalimentare: il percorso di accompagnamento propedeutico per imprese e filiere, attivato in vista del Bando Filiere del GAL con il supporto della Camera di Commercio di Cuneo, e la campagna di comunicazione realizzata insieme agli altri tre GAL cuneesi, con il claim “il bello della biodiversità è che ci sei dentro” e un libretto di viaggio sui prodotti delle Valli Occitane, tradotto anche in francese e inglese.

L’apicoltura Volavià: mieli di alta montagna e Presidio Slow Food

Poi si è presentata l’azienda apiaria Volavià, realtà che pratica apicoltura nomade seguendo le fioriture di montagna ai piedi del Monviso. I mieli, prodotti in quantità limitata e tutti certificati biologici, includono varietà come il millefiori di montagna e il miele di rododendro, raccolti oltre i 1.800 metri di quota ed entrati a far parte dei Mieli d’alta montagna tutelati dal Presidio Slow Food. Un caso concreto di come la tutela della biodiversità possa tradursi in un prodotto di filiera corta fortemente legato all’identità del territorio.

L’azienda agricola Montebracco: allevamento e filiera corta

La giornata si è conclusa con la visita all’azienda agricola Montebracco, a Rifreddo, alle pendici dell’omonimo rilievo. Si tratta di un’azienda a filiera corta in cui tutte le fasi produttive — pascolo, allevamento, trasformazione e commercializzazione — avvengono all’interno della stessa realtà, con un allevamento di circa 500 capi caprini, principalmente di razza Camosciata delle Alpi, oltre ai bovini e suini destinati alla produzione di formaggi e salumi.

Una giornata tra biodiversità, paesaggio e comunità

Le tre tappe hanno restituito ai partecipanti una lettura integrata di come la biodiversità di montagna, dalle fioriture agli allevamenti, si traduca in filiere corte capaci di generare valore economico e identitario per il territorio della Valle Po. Una prospettiva che si affianca a quella emersa nelle precedenti field visit del percorso, arricchendo il quadro degli strumenti a disposizione di funzionari e amministratori dei Distretti del Cibo piemontesi.