Il 10 giugno si è aperto a Palazzo Piemonte (Centro Servizi) il secondo modulo del percorso formativo delle politiche del cibo rivolto a funzionari e amministratori locali dei Distretti del cibo piemontesi, dedicato a consumo e commercio alimentare. Una giornata densa, tra lezioni online e interventi in presenza, per esplorare i diversi modelli attraverso cui cibo e territorio possono incontrarsi fuori dai circuiti della grande distribuzione: mercati contadini e rionali, Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), food coop, food hub e Comunità a Supporto dell’Agricoltura (CSA).
Il programma della giornata
La mattinata, dalle 10 alle 12.30, è stata dedicata agli interventi online, seguiti da uno spazio di confronto con i docenti. Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si sono alternati interventi in presenza e online, per chiudere con un nuovo momento di discussione collettiva.

I relatori e le esperienze
Ad aprire la giornata è stato Raoul Tiraboschi, ex vicepresidente di Slow Food Italia, coordinatore del Tavolo Food Policy del Comune di Bergamo. Da anni impegnato sui temi delle politiche del cibo, della biodiversità e della costruzione di sistemi alimentari territoriali, Tiraboschi ha introdotto i principali temi del modulo collocandoli all’interno del più ampio dibattito sulle food policy e sul ruolo delle filiere corte nella transizione ecologica e sociale dei sistemi alimentari.
Gaia Maronelli e Chiara Campolongo, del Comune di Trento, hanno presentato il percorso di Nutrire Trento, una delle esperienze più consolidate di politica del cibo in Italia. Nato nel 2016 e rafforzato dall’adesione della città al Milan Urban Food Policy Pact, il percorso ha dato vita a una rete territoriale che coinvolge amministrazione pubblica, produttori, associazioni e cittadini nella costruzione di un sistema alimentare più sostenibile.
Particolare attenzione è stata dedicata ai mercati agricoli come strumenti di food policy. Le relatrici hanno mostrato come i mercati contadini possano contribuire contemporaneamente allo sviluppo economico locale, alla coesione sociale e all’accesso a cibo di qualità. Tra le esperienze presentate figurano il progetto “La solidarietà va al mercato”, che sostiene l’acquisto di prodotti locali da parte di famiglie in condizioni di vulnerabilità economica, e il Mercato dell’Economia Solidale, che valorizza produzioni biologiche, filiere corte e pratiche di economia sociale.
Nel pomeriggio, ExEat, cooperativa sociale di Chieri, ha raccontato la propria esperienza di food hub attraverso il progetto Hubbuffate, una piattaforma digitale nata per sostenere le aziende agricole sociali del territorio e favorire la commercializzazione online dei loro prodotti e servizi. La cooperativa, attiva nell’inclusione lavorativa di persone in condizioni di fragilità, considera il cibo come uno strumento capace di generare contemporaneamente valore economico, ambientale e sociale.

Hubbuffate mette in rete aziende agricole sociali, fattorie didattiche, attività educative, servizi di catering e ospitalità rurale, offrendo una vetrina comune per la vendita diretta senza intermediari. Una quota delle transazioni effettuate attraverso la piattaforma contribuisce inoltre a finanziare nuovi percorsi di inserimento lavorativo. Oggi la rete coinvolge 25 aziende agricole sociali e ha già attivato più di 20 tirocini lavorativi.
Gabriella D’Amico, presidente della Food Coop Laurentina Km10 di Roma, ha presentato il percorso che ha portato alla nascita della prima food coop della Capitale. Fondata nel 2024 come evoluzione di oltre quindici anni di esperienza del GAS Laurentina e delle reti dell’economia solidale romana, la cooperativa sta sviluppando un Emporio di Comunità fondato sui principi dell’autogestione, della mutualità e della filiera corta.

L’esperienza romana mostra come una food coop possa essere molto più di un punto vendita. L’emporio è concepito come uno spazio di socialità, educazione alimentare e partecipazione civica, dove i soci non sono semplici consumatori ma partecipano direttamente alla gestione e alle decisioni della cooperativa. Il paniere comprende prodotti biologici, locali, equosolidali e provenienti da realtà dell’economia sociale, mentre incontri pubblici, degustazioni e attività culturali contribuiscono a costruire una comunità attorno ai temi del cibo e della sostenibilità.
D’Amico ha inoltre evidenziato il ruolo della cooperativa all’interno del Consiglio del Cibo di Roma, una delle più importanti esperienze italiane di governance partecipata dei sistemi alimentari urbani, sottolineando il contributo che food coop e reti di economia solidale possono offrire alla costruzione di sistemi alimentari più inclusivi e sostenibili.
Andrea Rossi della Rete Ecomuseale dell’Ecomuseo del Casentino (Unione dei Comuni Montani del Casentino), ha portato il punto di vista di un territorio appenninico in cui la valorizzazione dei prodotti agroalimentari locali si intreccia con la tutela del paesaggio rurale, della memoria collettiva e delle pratiche agricole tradizionali.
A chiudere la giornata è stato Federico Chierico, dell’azienda agricola e CSA Il Chioso di Vigliano Biellese, che ha raccontato la nascita della prima Comunità a Supporto dell’Agricoltura del Biellese. Avviata nel 2024 su nove ettari coltivati secondo i principi dell’agroecologia e della permacultura, l’esperienza fornisce oggi cassette settimanali di ortaggi stagionali a decine di famiglie attraverso un sistema di sottoscrizione che distribuisce rischi e benefici della produzione agricola tra produttori e comunità.
Uno sguardo d’insieme
Dai Mercati della Terra alle CSA, passando per food hub, food coop, mercati contadini ed esperienze di economia solidale, la giornata ha mostrato come il commercio alimentare possa trasformarsi da semplice scambio economico a strumento di governance territoriale, inclusione sociale e partecipazione civica.
Modelli differenti per scala, organizzazione e contesto geografico, ma accomunati da un obiettivo condiviso: ridurre la distanza – fisica, economica e relazionale – tra chi produce e chi consuma cibo, restituendo valore alle comunità locali e contribuendo alla costruzione di sistemi alimentari più resilienti, sostenibili e radicati nei territori.